La nostra Storia
un viaggio nel tempo
1737.
Questa data, incisa dagli scalpellini di Montovolo sull’architrave della porta del mulino, segna l’inizio di tutto. Siamo molto prima della Rivoluzione francese, in un tempo in cui le case nascevano per durare e le pietre raccontavano il lavoro di intere generazioni.
Non è l’unica data che compare sulle mura. Sugli architravi e sui muri in sasso si leggono anche 1840, 1844, 1877, 1883, 1893. Anno dopo anno, intervento dopo intervento, la casa cresce, si adatta, si trasforma, fino ad assumere l’aspetto attuale, quello di una piccola borgata raccolta attorno al mulino.
Il complesso, casa padronale a dominio di numerosi terreni, fu costruito dal padre e dagli zii paterni della Ruffilla Pelagalli, capostipite della famiglia. Ne facevano parte il mulino con due macine – ancora oggi visibili – una destinata alle farine per gli animali e l’altra a quelle per l’alimentazione umana, la fucina del fabbro, il forno, il pollaio, la stalla e il fienile. Una piccola dinamo collegata alle pale del mulino forniva energia elettrica alla casa, in un’epoca in cui le linee comunali non erano ancora arrivate: un segno concreto di ingegno e autonomia.
La Ruffilla viene ricordata come una donna di grande dolcezza e generosità. I più anziani del paese, che la conobbero da bambini, ne parlano ancora oggi con affetto. Sapeva leggere, scrivere e far di conto e amministrava con competenza le proprietà di famiglia, i poderi e i mezzadri, con un’attenzione che univa fermezza e umanità.
1903.
A ventun anni la Ruffilla sposò Sisto Vannini, dal quale ebbe sei figli. Anche lui proprietario terriero, si racconta che vantasse di poter raggiungere la chiesa passando esclusivamente sui suoi terreni. Uomo onesto e integerrimo, profondamente legato alla famiglia e al lavoro, fu generoso e corretto con i mezzadri.
Il rapporto con la Ruffilla era paritario e rispettoso, come dimostrano alcune bellissime lettere manoscritte ritrovate in fondo a un cassetto, che Sisto le inviò dal fronte durante la Prima guerra mondiale.
Durante la Seconda guerra mondiale, la casa si trovò al centro degli eventi e divenne un presidio tedesco lungo la Linea Gotica. Un nipote, oggi ottantenne, ricorda gli ufficiali intenti a contare le finestre, dentro e fuori, nel tentativo di capire quante stanze vi fossero. Non scoprirono mai quella in cui erano state murate le provviste.
Anche il cunicolo che portava l’acqua alle pale del mulino si rivelò fondamentale: offrì rifugio e salvezza a molti giovani durante i rastrellamenti.
1950.
Con la costruzione dell’acquedotto di Greglio, il corso d’acqua che alimentava la cisterna del mulino, il bottaccio, venne deviato. Dopo oltre due secoli di attività, il mulino fermò definitivamente le sue pale.
La famiglia scelse di non convertirlo all’elettrico e di dedicarsi, oltre all’agricoltura, all’apicoltura. Il miele prodotto era così apprezzato che si veniva appositamente da Bologna e da Firenze per acquistarlo, e ancora oggi chi lo ha assaggiato ne ricorda la qualità.
2018.
Fino a pochi anni fa questa casa è stata abitata dall’ Alfonsina, nostra prozia, ultima figlia della Ruffilla e di Sisto, che vi ha vissuto fino all’età di 97 anni.
In queste mura si sono stratificati tempo, storie e legami: fotografie, lettere, ricordi, sono custoditi nei cassetti, negli armadi, in soffitta. Una casa che non è mai uscita dalla famiglia e che, attraversando le generazioni, ha continuato a essere curata, vissuta e amata.
Oggi il mulino accoglie chi arriva, con la cura, il rispetto e l’attenzione con cui è sempre stato vissuto. Varcando la soglia, si compie un piccolo salto nel tempo e si respira l’autenticità di un luogo ancora vivo, dove passato e presente si incontrano e continuano a scrivere la storia.
Benvenuti all’Antico Mulino di Roncorozzo.